Gnagni oggi ha fatto la festa di fine anno alla scuola dell'infanzia.
Ora sarà difficile spiegarle che davanti ha ancora un mese di scuola, ma per il momento ci siamo goduti questo tripudio di balletti, canti e strumenti musicali. Eravamo tutti al completo, famiglia P con 4 nonni aggiunti.
Gnagni ha una certa verve artistica. Lei canta, canta col cuore, a volte a casa mentre gioca in cameretta la sento cantare per conto suo e se la canta che è un vero piacere.
Quindi, prima, quando è stato il momento di esprimere le sue doti canore non si è tirata indietro. Riuscivo a riconoscere la sua voce in mezzo a quella degli altri 40 bambini.
Che poi a me sta cosa mi fa proprio ridere, perchè Gnagni non è per nulla una bimba che ama stare al centro dell'attenzione. E' sempre molto defilata e riservata. Eppure non conosce vergogna. Ieri oltre che cantare e suonare uno strumento in una canzone dovevano anche "ballare" ovvero mimare come si suonano degli strumenti via via elencati. Nel gruppo c'erano tre generi di bimbi, i timidi che mimavano il minimo indispensabile con uno sguardo che urlava "fatemi uscire di qui", i regolari che facevano quello che gli era stato insegnato con attenzione e professionalità e i passionari che si facevano trascinare dalla musica e improvvisavano una sviolinata stile celtic rock irlandese. Timidi e passionari attraevano lo sguardo e i commenti del pubblico riunito e mia figlia faceva parte di una delle due categorie...
Ora tremo all'idea di quello che potrà combinare sul palco del teatro durante il saggio di danza classica. Speriamo che non si inventi qualche variazione stile Gloria di Madagascar.
Comunque per concludere le mie considerazioni sulla giornata devo fare i miei complimenti alle maestre. Quest'anno come insegnante jolly (maestra che insegna poche ore in tutte le sezioni per coprire le ore di riposo delle insegnanti fisse - ovviamente ruolo ricoperto da precari che cambiano ogni anno) è arrivata una professoressa di musica che avendo l'abilitazione a fare l'educatrice di scuola dell'infanzia ha colto l'occasione e ha fatto un bellissimo lavoro con i nostri bambini.
Amo profondamente questa scuola dell'infanzia, pur con i suoi problemi strutturali, classi nel seminterrato e salone troppo piccolo per 200 bambini. Da 5 anni regala a me e alle mie bambine emozioni, serenità e professionalità. Una Gnagni così fiduciosa, rilassata e coinvolta non nasce dal nulla. Dietro c'è un lavoro attento, c'è un ambiente dove lei si sente accettata, dove può condividere, dove può sperimentare.
Si parla sempre con tristezza della scuola statale italiana, come se fosse un ammalato cronico che sopravvive con dei pagliativi. Credo però di essere stata fortunata ad avere incontrato delle maestre e dei collaboratori così, sono loro che fanno la scuola, non solo la struttura vecchia, la cartaigienica che manca o la mensa che zoppica.
Questa sera, pronte per andare a letto, Aribella ha detto a sua sorella "Che fortunata che sei ad andare ancora alla scuola materna, sono stati gli anni più belli della mia vita" cucciola lei...in 7 anni e mezzo di vita fa già dei bilanci. Forse però ho ragione a pensare questo.
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giovedì 30 maggio 2013
martedì 7 maggio 2013
Un diamante color fiordaliso
Ieri sera abbiamo fatto le prove generali. Gnagni mi ha
fatto sdraiare sul divano e poi mi ha spiegato come voleva che oggi la
svegliassi. Tempesta di bacini sulla guancia, e poi una dolce canzoncina da
cantarle sdraiata a fianco a lei nel letto.
Questa mattina divertita ed anche un po’ emozionata ho
eseguito gli ordini e mi sono goduta due meravigliosi occhi color fiordaliso
che si sgranavano pieni di felicità sul mondo.
Cinque anni fa ho visto per la prima volta questi
meravigliosi occhi che mi riempiono la vita di gioia. Non si decideva a nascere
la piccola Gnagni, 5 anni fa mi ero alzata con l’idea di andare in ospedale per
fare l’induzione al parto, ma quando ero andata in bagno mi ero accorta che la
signorina aveva deciso di indursi da sola.
Nel giro di poche ore era nata, facendomi già capire il suo
carattere libero e indipendente. Già 5 anni fa era inutile pregarla, se non era
il momento giusto nulla la poteva smuovere. Una volta decisa però via, dritta
per la sua strada senza tentennamenti e dubbi.
Stamani la piccola Gnagni è andata a scuola con un’idea in
testa, trovare del cartoncino viola per fare la sua corona.
E’ fantastico pensare a quanto impegno un esserino di 5 anni
possa mettere per un evento del genere. Viola, rosa, rosso, poco dovrebbe
importare, e invece no, a 5 anni è vitale adoperarsi per fare la corona del compleanno come lei ha
deciso che deve essere fatta.
Un piglio sicuro che ammiro ogni giorno. Uno sguardo
birbante ma dolce che ogni giorno accarezza il mondo. Sei una bambina delicata
piccola mia, a due anni scrissi di te che eri come una farfalla. A 5 anni mi
rendo conto che assomigli più ad un diamante, la pietra più preziosa, più bella, più
rara, ma anche la più dura da rompere, tagliare, modellare.
Bimba di diamante con occhi color fiordaliso, è un onore essere la tua mamma. Buon compleanno cucciola mia
venerdì 5 aprile 2013
Gnagni pedala da sola, io ci provo da un po'
Sono state settimane intense, settimane dove la tristezza e
l’ansia per gli eventi negativi che accadevano a delle amiche mi allontanavano
dalla voglia di scrivere sciocchezze o amenità. E per pudore non potevo
scrivere di loro e dei loro cuccioli, quindi la Ele non trovava altra soluzione
che tacere, star loro vicina e pensare con intensità che la salute dei figli è
una grazia che si da un po’ troppo spesso per scontata.
Le mie cucciole. Eh si, le mie cucciole che crescono, che sono la mia gioia e la mia vita. In
questi giorni ogni tanto mi osservavano stranite quando passando accanto a loro e
non mi trattenevo dall’acchiapparle in una morsa stile wrestling che finiva di
un bagno di baci schioccanti sulle guanciotte pienotte. Loro ricambiavano, perché
per mia fortuna non siamo una famiglia stitica di attacchi simili, ma probabilmente
si chiedevano come mai la frequenza era incrementata così repentinamente.
Be', di troppi baci non si consumano mica, quindi proseguirò
in questa attività finchè non mi passerà questa sottile paura che qualcosa
possa girarsi in negativo.
E anche quando sarà passata…continuerò, anche perché finchè
si fanno sbaciucchiare, mammina apprezza e approfitta.
E comunque una cosa
bella bella bella dovevamo festeggiarla, e quindi il tripudio di baci
cadenti ha avuto il suo massimo splendore martedì, nel primo (e quasi unico)
pomeriggio senza pioggia, di questa triste primavera umidosa.
Gnagni ha imparato a pedalare senza rotelline. Emozione
grande!!!!
Per dovere di cronaca preciso che fa dei piccoli tratti, non sa ancora partire,
prosegue solo in rettilineo e quando deve curvare mette giù i piedi perché il
freno non sa ancora nemmeno che cos'è.
Però sono orgogliosissima della mia
tappettina.
Ed è stato tutto così semplice, come è sempre stato con lei.
Io con Gnagni non ho veramente mai fatto fatica con nulla. Penso che sia una
questione di comunicazione, è una bambina molto sicura di se, decisa, e senza “fisime”,
assomiglia moltissimo a suo papà in questo e penso di aver sempre trovato la
maniera giusta di comunicarle le cose.
Indicazioni chiare precise, fiducia in lei e nei suoi mezzi
e lei va che è un piacere.
Con suo papà invece è una tragedia. Si scontrano, si
prendono a scornate e lui tutto arrabbiato mi dice “ma è una zuccona, faccio
una fatica con lei!” e a me vien da ridere, perché invece io la vivo in maniera
molto diversa. Eppure lo capisco, perché con Aribella a volte provo la stessa
frustrazione. Aribella è più complicata e sensibile. E’ una bambina dolcissima,
bravissima, giudiziosa, si impegna tantissimo in tutto e sa dare delle
soddisfazioni enormi, però devo stare più attenta a quello che dico, a non
sottovalutare il tono della voce, a non sottovalutare come sta lei in quel
momento e se per caso si arrabbia…ahhhh non ne veniamo più fuori. Ok, lo
ammetto, mi assomiglia. E poi è la primogenita e questa cosa non è da sottovalutare.
Tutto quello che fa lei vale 110 perché lo fa per lei stessa e per insegnare a
me a fare la mamma. Con Gnagni invece vivo un pochino di rendita e forse riesco
a dare una dimensione più giusta a quello che fa o dice.
Prendiamo la fase terrible two, fase che mette in equilibrio
precario la sanità mentale di ogni povera famiglia, davanti ad una Aribella strepitante
sono rimasta nell'ordine stupita, basita, perplessa, spiazzata, disorientata. In quei mesi ho
navigato a vista per riuscire ad arginare i capricci, per scoprire come fare ad
evitarli, per uscire da dei trip mentali che noi due eravamo bravissime a
ficcarci dentro.
Con Gnagni invece ero pronta e al primo accenno di bambina
scalciante e urlante spalmata sul pavimento non feci altro che scavalcarla e
dirle con voce tranquilla e serena “la mamma è in cucina, quando ti è passata
vieni pure di la”.
Ecco ora la faccio facile, però Gnagni era così, una volta
sfogata arrivava saltellante e mi diceva “mamma, mi sono tranquillata”. Non ho
ricordi di scenate epiche o psicodrammi. Ci
sono state eh, mica è perfetta, però io avevo già accettato e
metabolizzato che un fagottino profumato e sorridente si doveva prima o poi
trasformare in un fagottino urlante e prepotente. Avevo metabolizzato che era
una fase “sana”, che non succedeva nulla di grave, e che era importante per la
sua crescita.
Peccato che la primogenita davanti non possa trovare una mamma
già “imparata”. Di certo ha trovato una mamma che ha condiviso con lei tutte le
fasi in maniera molto (pure troppo) profonda e coinvolta.
Ho il vago sentore che tra qualche anno qui ne vedremo delle belle,
però per ora mi godo queste piccole belle novità.
Un martedì con il sole, Gnagni che in garage prende la bici
con le rotelle, io che invece la invito a provare la bici da grande, lei che
sale, pedala, si fa sostenere e quando sente la sua mamma gridare di gioia
sgrana gli occhi perché si accorge che sta pedalando da sola. Questo voglio
tenere dentro di me di quel martedì.
giovedì 28 febbraio 2013
Fastidi primaverili
Esistono cose che non sono gravi ma sono fastidiose.
Esistono fastidi che impari a gestire e a tenere sotto
controllo e che entrano zitti zitti tra le abitudini familiari.
Proprio come il portarotoli che c’è in bagno, sai che è
brutto, sai che potresti farne a meno, ma lo lasci li e quasi non lo vedi da
quanto sei abituata ad averlo sotto il naso.
Però il portarotolo il giorno che ti stufi lo butti, la
dermatite atopica della Gnagni no.
Anzi, la dermatite atopica della Gnagni (e non solo la sua) è
caratterizzata da fasi di riacutizzazione e quando riparte in tutto il suo
splendore i gesti che abitualmente facevi per tenerla sotto controllo non sono
più sufficienti ed entri in un ciclo dove campeggia sopra una scritta al neon “NO
PANIC”, ma sotto si scatena il caos più assoluto.
Fase A – presa di coscienza (ovvero autoflagellazione)
LaEle e il Signor P iniziano a rimpallare la solita storia “certo
che se fossimo stati più costanti nel metterle le creme” (avremo saltato si e
no un giorno), “certo che se l’avessimo lavata sempre con i prodotti adatti” (a
Natale le hanno regalato un bagnodoccia di Winnie Pooh e una volta l’ho fatta
contenta e gliel’ho fatto usare), “certo che se mi fossi decisa a buttare tutti
i peluches” (non ho giustificazioni in merito, mi sono fatta intenerire dagli
occhioni tristi delle nanette) “certo che se l’avessimo portata più spesso dal
dottore” (così, per salutarlo…) “certo che se avessimo pensato di chiedere
anche ad altri specialisti” (che se no si offendono se non giri un po’…)
Finite le recriminazioni inutili, si passa alla
Fase B – azione (azione che parolone!)
Ci sarebbe il cortisone. No, non lo metto, tengo ancora
duro. Chiamo il pediatra, gli faccio controllare la secrezione dietro all’orecchio
che non mi piace per niente e mi faccio fare un’impegnativa per un dermatologo
pediatrico. Magari un nuovo consulto mi aiuterà anche solo ad essere un po’
meno frustrata. Sai, spendere un po’ di soldi in creme nuove può dare l’idea di
far qualcosa.
Insomma, ogni primavera è così, la mia piccola Gnagni si
riduce ad essere una piccola bimba con la pelle da gruviera e l’unica cosa concreta che
riesco a fare quando ha gli attacchi di prurito è prenderle i polsi scorticati,
massaggiarglieli, coprirli di baci e raccontarle una storia per distrarla. Serve a poco per la sua malattia, ma di sicuro
cura un po’ le nostre due anime frustrate.
Se solo i miei baci fossero medicine…questa brutta dermatite
sarebbe già sconfitta
lunedì 25 febbraio 2013
Critichina d'arte mignon
In un lunedì mattina elettorale solo Gnagni può andare a
scuola e le consolidate abitudini familiari vengono rivoluzionate per ovvie
variazioni di destinazione.
Aribella con zaino pieno di compiti, ma anche un borsone
pieno di giochi se ne va con il Signor P dai nonni P, previa tappa alla sua
scuola per permettere al genitore di adempiere ai suoi obblighi costituzionali.
Gnagni invece zompetta allegra fino alla Panda dal colore
fastidioso (ma che mi piace da impazzire) e mentre la Ele guida sotto un’improvvisa pioggia che ricorda un mini
temporale lei gaudiamente commenta “ohhhh ma questo disegno è bellissimo”
“Gnagni sto guidando e non posso guardare”
“mamma guarda, anche questo disegno è stupendo”
“Gnagni ti ho detto che non posso guardare, non so nemmeno
che cosa stai guardando”
La Gnagni non perde tempo e rincara “mamma guarda, sto
guardando questo libro”.
Butto l’occhio nello specchietto e intravedo un catalogo.
“amore ma forse sono fotografie, non disegni”
“no mamma,
guarda, sono disegni stupendi”
“Gnagni, se hai pazienza un minuto parcheggio. Se mi giro
adesso rischio di andare adosso al papà di Luca. Vuoi che facciamo un incidente
con Luca?”
Gnagni ride e boffonchia un no no e continua a sfogliare.
Arrivo finalmente davanti a scuola, parcheggio, mi giro e le
chiedo “e allora, dai, fammi vedere che cosa ti piaceva tanto”.
Mi piazza davanti al naso un catalogo di cui non avevo conoscenza
prima di stamani, inserto del giornale della nostra ridente cittadina,
decantante le bellezze artistiche della cittadina suddetta.
Ma di chi è figlia sta Gnagni? Sti cavoli. Un po' impegnativo sto disegno per una quattrenne
giovedì 24 gennaio 2013
Quella sagoma della Gnagni
Gnagni ha 4 anni e mezzo, ma siccome è nata vecchia non
saprei definire la sua vera età
Sono spudoratamente affascinata dalla mia bambina piccola
che sembra essere lontana anni luce dal mio modo di vedere il mondo. Io sono un
po’ ingenua, lo sono sempre stata e pur avendo un’età che richiamerebbe anche
solo per esperienza un po’ di furbizia…proseguo imperterrita sulla strada dell’ingenuità.
Ecco, Gnagni non mi assomiglia in tal
senso.
Ha gli occhi furbi la signorina, è tranquillina, posata, silenziosa,
ma ha due occhietti furbi che non passano inosservati.
Non è una bimba che parla molto, è piuttosto riservata,
anche a casa se è da sola è come non averla, si immerge nel suo mondo e a volte
riappare solo per avvisarmi che deve andare in bagno (non si sa mai che cada
nel buco...). Però la sua presenza si sente e anche molto.
E’ precisa e se dico precisa fidatevi significa
assolutamente precisa.
A due anni al nido colorava dentro gli spazi, ora a 4 anni disegna
molto bene, tanto da scatenare i complimenti sperticati delle sue maestre che
ogni trexdue mi invitano a visionare le piccole opere d’arte.
L’ultima volta che è successo non ho resistito, ho fatto una
foto con il telefonino al disegno. Non soddisfatta l’ho pubblicato su fb.
Gnagni quella sera mentre leggevo i commenti delle mie amiche pettegoline lo ha
visto e mi ha detto seria seria “mamma, toglilo dal computer, non è finito,
manca l’erba”. E la chiamavano precisina per un motivo…
Qualche giorno fa andiamo al supermercato dove la cassiera è
un’amica feissbucchiana la quale ovviamente le fa i suo complimenti di persona.
Usciamo dal super e la Gnagni mi sibila “ma era senza erba!!! Perché lo ha
visto?”
Prevedo pomeriggi di sfiancante disperazione tra un anno e
mezzo quando Gnagni entrerà nel magico mondo dell’istruzione.
Per ora non ditele che il suo disegno senza erba lo pubblico
anche qui
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